L’elettronica di consumo nei regali natalizi

Regali nataliziIl 2011 sarà un Natale difficile per i consumi. Si calcola che buona parte delle tredicesime verrà destinata al pagamento delle spese (bollo dell’assicurazione, mutui, bollette); solo poco più del 10% sarà utilizzato per comprare i regali natalizi. La Federconsumatori prevede forti cali in tutti i settori merceologici, tranne due: l’editoria e l’elettronica.

L’elettronica di consumo, un “indispensabile” bene di lusso

Smartphone e Tablet sono tra i prodotti più richiesti nei negozi di elettronica di consumo; per quanta crisi possa esserci nel paese, pare che questi oggetti siano irrinunciabili. Nelle regioni in cui è imminente la conversione al digitale terrestre, la fanno da padrona anche i modem e i nuovi televisori che hanno il digitale integrato. Lo sanno bene i colossi dell’elettronica e degli elettrodomestici, che mettono in atto promozioni natalizie e adottano tradizione estere come il “black friday” (letteralmente “venerdì nero”). E’ questa una usanza che viene dagli Stati Uniti: il venerdì seguente il giorno del Ringraziamento celebra l’inizio delle spese natalizie, proponendo fortissimi sconti su tutti i prodotti. Quest’anno il “black friday” è stato festeggiato anche da noi, creando grosse code nei negozi delle grandi città, soprattutto nei punti vendita di prodotti di elettronica di consumo.

L’acquisto online di regali di elettronica di consumo

E’ una tendenza che, ben radicata in altri stati europei come l’Inghilterra e la Germania, sta prendendo sempre più piede anche in Italia: la caccia all’affare si sposta sulla rete. Su internet è infatti possibile trovare di tutto, dall’abbigliamento all’elettronica di consumo, e grazie all’e-commerce si può risparmiare circa il 20% sul prezzo normale, arrivando a picchi che superano il 50% in caso di promozioni in atto. In rete si trovano le versioni virtuali dei grossi punti vendita, che offrono anche il servizio di impacchettamento e consegna dei regali acquistati. Gli utenti più esperti si rivolgono invece alle aste di eBay o Amazon, ma la novità degli ultimi anni è rappresentata dai siti di social shopping, alla testa dei quali c’è Groupon. In queste realtà dei gruppi di persone si mettono assieme per acquistare una grande varietà di prodotti in offerta: si possono comprare dei coupon per un viaggio o per una una cena, ma anche prodotti di elettronica di consumo con sconti di quasi il 10%.

Foto: Reena – Fotolia

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La fiera dell’elettronica

FiereEvento che coinvolge sia gli esperti del settore che i curiosi, la fiera dell’elettronica è una tradizione nata nei primi anni del 1900 e che prende sempre più piede nel territorio nazionale. Si moltiplicano infatti gli eventi durante l’anno, e si arricchiscono di sempre più punti di interesse. Principalmente, però, si rivolgono agli appassionati di elettronica, informatica e radiantismo.

Cosa si può trovare in una fiera dell’elettronica

La fiera dell’elettronica di solito offre una larga varietà di prodotti: computer dismessi, componentistica e periferiche in disuso, ma anche videogiochi e prodotti di telefonia, accessori nuovi e divertenti per la casa e per il proprio computer, supporti audio e video; il tutto offerto a prezzi davvero scontati.
Spesso chi circola per una fiera dell’elettronica è una persona dedita al trashware, e cioè al recupero di materiale usato per dare vita nuova all’hardware obsoleto, con lo scopo sociale di fornire gratuitamente la tecnologia informatica a chi normalmente non può accedervi per questioni economiche.
Il radioamatore (cioè colui che costruisce trasmettitori capaci di trasmettere informazioni fino a una distanza moderata) solitamente trova alla fiera dell’elettronica una sezione intera dedicata al mercatino radioamatoriale, con una vasta scelta tra schede, circuiti, ricetrasmettitori, kit da costruire, valvole e componenti di elettronica.

La fiera dell’elettronica aperta a tutti

La fiera dell’elettronica apre le sue porte non solo agli amanti di radiantismo o trashware, ma anche ai collezionisti, agli appassionati di modellismo e in generale alle persone curiose. In una fiera dell’elettronica non è difficile trovare degli spazi dedicati ai modellini. I mezzi telecomandati (macchinine, aerei, motociclette) non vengono solo esposti; molto spesso si permette ai visitatori (soprattutto ai bambini, i più entusiasti) di provare a telecomandarli in alcuni spazi dedicati.
Ancora, all’interno di questi eventi si trovano spesso aree dedicate al collezionismo di dischi di vinile, del fumetto, del cinema, dei videogiochi e delle macchine fotografiche, sia quelle “vintage” che quelle più moderne: è possibile non solo guardare e comprare, ma anche informarsi e scambiarsi informazioni preziose per il proprio hobby.
Tutte queste realtà eterogenee rendono le varie fiere dell’elettronica un vero e proprio evento, capace di attirare con la sua offerta migliaia di persone.

Foto: Bertold Werkmann – Fotolia

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l super Wi-Fi giapponese

Collegamenti senza limitiCon “Wi-Fi” si intende quella tecnologia delle telecomunicazioni che permette a diversi dispositivi di connettersi tra loro attraverso una rete locale in maniera wireless (letteralmente “senza cavo”). La rete Wi-Fi permette di connettersi alla rete in maniera semplice, d’altro canto implica problemi legati alla protezione dei dati che possono essere facilmente intercettati da malintenzionati. Alcuni studi dichiarano inoltre che le radiazioni Wi-Fi, nel loro essere simili alle microonde, possano essere nocive.

Dal Giappone un Wi-Fi super veloce

Le più recenti scoperte in termini di Wi-Fi vengono dal Giappone e riguardano la velocità di trasmissione dati. L’ultimo chip, presentato dall’azienda Rohm, sfrutta le onde radio del raggio di frequenza dei terahertz (tra i 300 gigahertz e i 3 terahertz), onde cioè simili alle microonde, capaci di attraversare buona parte dei materiali (tranne metalli e liquidi) trasportando l’elettricità.
Pare che questo chip permetta di spedire dati all’impressionante velocità di 1,5 gigabit al secondo (mentre i concorrenti attuali raramente superano gli 0,1 gigabit al secondo) . Rohm annuncia che il prototipo Wi-Fi che stanno elaborando è piccolo (il lato più lungo non supera i due centimetri), e non è nemmeno eccessivamente costoso: per la sua costruzione è necessario solo qualche euro.

Le prospettive per il futuro del Wi-Fi

Molti vedono nel Wi-Fi la soluzione più economica e semplice che permetterà a tutti di accedere liberamente e facilmente ad internet tramite la cosiddetta “banda larga”. Sono molti i luoghi pubblici e privati che offrono una WLAN (reti locali a cui accedere wireless): bar, biblioteche, treni, ma anche intere città che prevedono spazi pubblici in cui è possibile connettersi alla rete liberamente e senza pagare canoni. E questo trend con gli anni tende ad aumentare sempre più, mentre aumentano le ricerche su come proteggere i dati degli utenti che si connettono.
Al momento il successo del Wi-Fi è ostacolato dall’instabilità del segnale e la conseguente discontinuità del servizio che lo rendono più lento e incostante della normale connessione via cavo, anche per quantità di dati trasmessi al secondo: pare però che nei progetti della Rohm ci sia quello di migliorare il loro super-chip per permettergli di arrivare all’impressionante capacità di trasmissione di circa 30 gigabit di dati informatici al secondo.

Foto: Iakov Kalinin

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Il ritorno del tablet 

Nuove tecnologieCon “tablet” si intende quel dispositivo che, pur non avendo tutte le potenzialità di un pc, ha dalla sua la portabilità (è più piccolo e leggero anche di un Pc portatile) e una gran facilità di utilizzo: al tablet ci si interfaccia infatti o con una penna elettronica o addirittura con le dita. Pur essendo presente sul mercato da diversi anni, è tornato di gran moda da quando è stato lanciato l’iPad.

Piccola storia del tablet

La prima volta che è stato usato il termine è stato con Bill Gates, nel 2000, con la presentazione di un “tablet PC”, un vero e proprio computer portatile che permetteva nello specifico il riconoscimento della scrittura. Col passare degli anni però questo strumento non ha conosciuto il successo commerciale che ha invece riscontrato l’iPad, lanciato nel 2010 da Apple. L’idea del tablet è già presente anche nella mente del giovane Steve Jobs, che parla di uno strumento simile già molti anni prima di lanciarlo effettivamente. L’idea alla base era quella di creare un computer piccolo, portatile, che fosse di facile utilizzo anche per i meno esperti. Non un computer vero e proprio, come quello proposto da Bill Gates, ma un oggetto più semplice e maneggevole, che la tecnologia ha reso possibile solo in questi ultimi anni.

Il tablet oggi

L’iPad ha rilanciato lo strumento tablet con un’estetica accattivante, e con alle spalle un’azienda che conta su un crescente numero di estimatori (sono ormai famose le lunghissime file fuori dai punti vendita per poter acquistare l’ultima novità).
Ma non è solo questione di marketing: il tablet si propone ora come uno strumento diverso dal computer, di facile accesso come un telefono cellulare. Tutti possono (facilmente e in ogni momento) guardare foto, leggere un libro, ascoltare musica, navigare in internet e rimanere in contatto con i vari social network: per navigare basta la punta di un dito.
Si sta inoltre ampliando il parco delle applicazioni grazie ai quali è possibile scrivere testi, creare video e disegnare con questo dispositivo (non solo per quello marchiato Apple); il software delle “app” è semplificato rispetto a quello disponibile per Pc, ma comunque funzionale allo scopo.

Foto: ProfyArt – Fotolia

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Hi tech elettronica indossabile

CotoneArriva dall’Italia l’ultima innovazione in termini di “nano-scienza”: la creazione di dispositivi elettronici all’interno dei capi d’abbigliamento. Grazie alle ultime ricerche è possibile dare vita a “tessuti elettronici”, trasformando le fibre naturali come il cotone in materiali conduttori di elettricità, rendendoli veri e propri transistor.

Abbigliamento sì, ma elettronico

I primi progetti in quest’area risalgono a più di dieci anni fa, e a tutt’oggi esistono già implementazioni nel quotidiano, ma il limite maggiore in questo campo era costituito dall’ingombro dato dai dispositivi usati finora, rigidi e composti da materiali che nessun legame hanno con l’abbigliamento (metalli e silicio, tanto per fare qualche esempio).
La novità, portata avanti dagli studiosi italiani del CNR, sta proprio nell’aver miniaturizzato i componenti essenziali per la creazione di un transistor inserendosi in una fibra naturale come il cotone: all’interno del filo sono presenti microfilamenti e particelle di diversi metalli e polimeri conduttori, che permettono un flusso regolabile di corrente. Questo innesto elettrico nel filo però non ne pregiudica le sue principali caratteristiche di elasticità e morbidezza, al punto che è possibile sottoporlo a tessitura: si prevede anzi che proprio grazie alla trama del tessuto i transistor vengano collegati tra loro, dando origine a veri e propri circuiti inseriti nell’abbigliamento.

Le future frontiere dell’abbigliamento hi-tech

Come già detto esistono già alcuni modelli di abbigliamento elettronico, soprattutto nel campo della sicurezza e della tutela della salute della persona. Sono un esempio le magliette indossate dalle persone che praticano lavori rischiosi (un esempio su tutti, gli operatore della protezione civile) e che controllano i loro parametri vitali, e i parametri ambientali attorno a loro. Le potenzialità di uno strumento simile sono grandissime soprattutto in ambito medico e sportivo, grazie alle capacità di monitoraggio delle funzioni primarie di un paziente o di uno sportivo che pratica allenamento.
Infine, anche la sfera più propriamente commerciale potrebbe beneficiarne, producendo abiti intelligenti in cui sono tessute applicazioni utili e divertenti: lettori di musica, strumenti di navigazione, dispositivi per connettersi alla rete. Il tutto senza pericoli (perché le correnti elettriche che circolano sono trascurabili), e senza nemmeno porsi il problema del lavaggio, perché l’abbigliamento hi-tech si può mettere tranquillamente in lavatrice.

Foto: sumnersgraphicsinc – Fotolia

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Come fare per avere batterie dei telefoni più longeve

Tipologie di cellulariGran parte degli italiani possiede almeno un telefono cellulare. Questo strumento di comunicazione ha dalla sua la comodità di essere sempre con noi, e di renderci raggiungibili ovunque. La sua (e di conseguenza la nostra) autonomia dipende dalla durata della sua batteria, che può essere al nickel o al litio. Per aumentare la longevità della batteria bisogna considerare due aspetti tra loro connessi.

Come aumentare la vita stessa della batteria

Le batterie dei cellulari vanno inizializzate correttamente per non pregiudicarne l’uso futuro. Si consiglia quindi di effettuare dai due ai quattro cicli completi di ricarica e scarica: nel caso di quelle al nickel si tratta di cicli molto lunghi (circa sedici ore), mentre quelle al litio richiedono cinque ore. Sempre a riguardo dei due tipi di batteria, è bene che quelle al nickel vengano scaricate completamente e poi ricaricate, mentre quelle al litio non dovrebbero raggiungere mai il completo esaurimento. I cicli vanno effettuati correttamente e completamente, onde evitare un “effetto memoria”, con cui un telefono “ricorda” le ricariche parziali “dimenticando” la carica totale.
Il più grande nemico della batteria è forse il calore, quindi va evitata l’esposizione del telefono ad altre temperature. Vanno inoltre puliti i contatti, soggetti a ossidazione e sporcizia: basta usare ogni tanto un po’ di cotone idrofilo imbevuto d’alcool.

Come aumentare il tempo tra una ricarica e l’altra della batteria

Per prolungarne la longevità, bisogna utilizzare le funzioni essenziali del cellulare, partendo dal concetto di base: spegnere il telefono quando non lo usiamo. Tenerlo acceso di notte quando si dorme è un inutile spreco di energia; la batteria si esaurisce anche quando il dispositivo impiega molto tempo nel “cercare campo” (con la funzione chiamata “roaming”) cosicché è meglio spegnerlo se ci si trova a lungo in zone non raggiunte dalla rete telefonica. Più in generale, vanno evitate tutte quelle funzioni non necessarie all’uso base del telefono: ad esempio l’uso della fotocamera (tanto più se implementata col flash), le connessioni con la rete esterna (internet, wi-fi, bluetooth), o ancora la vibrazione che accompagna la suoneria. Va anche detto che i modelli più recenti di cellulare già implementano automaticamente alcune di queste precauzioni entrando in modalità di “risparmio energia” per salvaguardare la durata della batteria.

Foto: Marco Mueller

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